giovedì 19 maggio 2011

Liliana Scarpa

Liliana Scarpa alla Loggia dei Cavalieri a Treviso espone:



e un nudo:


La migliore opera esposta, complimenti!

mercoledì 18 maggio 2011

Mariuccia Polo

Mariuccia Polo alla Loggia dei Cavalieri a Treviso, espone:



La Loggia ha una luminosità che, in aggiunta al vetro che copre il dipinto, ha penalizzato la ripresa fotografica.


Quanta passione in questi lavori, complimenti!

domenica 15 maggio 2011

Giovani

E se questa aspirazione partisse da oggi per ciascuna prossima elezione amministrativa?
Il momento dei giovani!



Una ciliegia tira l'altra!

Mi illudo che sia possibile sollecitare le famiglie dei cittadini comuni con l'esortazione a fare quanto basta per attingere alla politica di casa e in essa realizzare soluzioni transitorie per i giovani, supportati da giovani e dalle loro famiglie, quanto più allargate possibile.
I giovani devono acquisire dalla pratica tutte le esperienze che servono per vivere. Perché non occuparsi anche di politica in periodi alterni, assolutamente non continuativi, nell'attività di governo o di opposizione?
Notoriamente l'attività politica è retribuita, e pare anche bene, o molto bene. Allora perché i genitori di primo e secondo grado non optano per occupare i loro giovani? E perché tra i giovani non si crea alternanza, in principal modo per individuare con i risultati della buona amministrazione i più dotati? Quelli da riproporre in incarichi successivi, di maggior respiro.
Nonni, genitori, figli in età per provare hanno un'alternativa al solito, qualunque sia il sistema di voto in essere. Entrare ove è possibile ed occupare ogni possibile posizione. Con l'appoggio di genitori e nonni, nonché dei giovani.
L'adulto che si ponesse la questione dell'esperienza che ancora non si è ben formata nel proprio giovane, dovrebbe considerare a chi affida la propria fiducia, da chissà quante tornate elettorali. Posto il proprio giovane a confronto con un eletto di attuale sistema, quest'ultimo merita più fiducia del giovane di casa o del quartiere?

A casa i carrieristi e al loro posto i giovani, da quelli ai primi incarichi in su a quelli che hanno già dimostrato buone qualità.


giovedì 21 aprile 2011

Un folle di Dio

Un folle di Dio di Giovanni Comisso
Ho ritrovato un mio amico, un folle di Dio, come lo erano un tempo i profeti, come lo sono sempre gli artisti. Sapevo che lo era, ma non fino alla perfezione. Non faccio il suo nome, perchè per la sua modestia mi serberebbe rancore. E' un combattente dell'altra guerra che ha sostenuto con valore nelle trincee del Carso e ne ha riportato il compiacimento di quella vita a contatto con la terra, che si riallacciava alla sua giovinezza, per ricrearlo contro le mura di vecchie chiese o di antichi palazzi, su, alto verso le volte, verso i soffitti a scoprire mirabili affreschi e a restaurarli. La nostra città: Treviso, egli la conosce casa per casa, chiesa per chiesa, ma la conosce fin dentro, tra le commessure delle pietre. Treviso nel medioevo era una città tra le più gaie d'Italia, e a questa gaiezza della vita corrispondeva un gusto da fiera, da festa, da Carnevale di affrescare le facciate delle case di fregi variopinti e fantasiosi. Poi vennero anni tristi e tutto fu incalcinato. Egli riscoperse molti di questi affreschi e ne raccolse la testimonianza prima che venissero distrutti dalle cieche esigenze di ammodernare la città. Nelle vecchie chiese si deve a lui la scoperta di affreschi che arricchirono il nostro patrimonio d'opere d'arte. Si può immaginare quanto egli ami la sua città conoscendola nelle midolla delle sue case preziose e quanto egli abbia sofferto quando la guerra vi portò la distruzione dalle radici. Da quel giorno, dal sette aprile di quest'anno, egli è là sulle macerie, come tra le sue trincee carsiche ricreate viventi. L'ho rivisto su un cumulo di pietre, pallido e macerato in volto, ardente nello sguardo mentre allontanava una donna del popolo che voleva portarsi via un tavolone del quattrocento dipinto; ella ribatteva che lo voleva per farsi da mangiare, e lui continuava a dirle: "No, non posso, perchè mi occorre, l'ho fatto raggiustare a posta." Sapeva che sarebbe stato inutile dirle "No, perchè è del quattrocento".
Il cumulo di pietre era in una delle più belle case di Treviso, il palazzo da Noale, che era per giunta una succursale del museo, e stanze e saloni erano tutti ammobiliati con rarissimi esemplari del quattrocento, del cinquecento e del settecento. "Là sotto - mi disse, chiamandomi a sé, e mi indicò delle travature infrante - vi sono ancora due Longhi." La pioggia cadeva fitta e fremeva. Lo seguii per gli atri e per le poche stanze sconnesse dove aveva raccolto quello che aveva potuto ricuperare. Sedie dorate, cassapanche scolpite, stipi, immagini di santi in legno, tutto ridotto in schegge, in frammenti, schiacciato, spezzato, sconquassato, ma pezzo per pezzo da lui raccolto e ordinatamente disposto, come ossa di morti ritrovati dopo molti anni su di un terreno di battaglia. Facendomi entrare in un'altra stanza mi indicò un suo operaio che sotto la sua direzione già aveva ricongiunto i frammenti e ricostruito un mobile stupendo uscito dalle mani dei nostri artigiani dei secoli gloriosi. Si chinò per terra: "Guarda queste portelle di uno stipo del quattrocento. Io avrei lavorato tutta la mia vita per poterlo avere - mi disse questo folle di Dio - Guarda come è stato ridottoe dopo la distruzione della bomba non ti dico quello che ho fatto per salvare questi pezzi perché non li portassero via come legna da ardere." E assunse il furore di un cane a cui si tenti portargli via l'osso che rode.
La grazia sublime era tra le sue mani: il legno era inciso a fuoco, istoriato a sognanti scene d'amore che non vidi più belle: nudi amanti sotto alberi fioriti. Forse le cortigiane di Carpaccio vi tenevano i loro belletti, i loro profumi. Mi fece vedere che era legno di cipresso e che dopo tanti secoli odorava ancora. Odorava come l'aria della Toscana. Aveva salvato tutti i frammenti e sarà ricostruito. Giù negli atri vi erano pezzi di marmi scolpiti e accanto sulle pareti erano scritti i nomi delle case distrutte dalle quali erano stati ricuperati.
Sembrava mi indicasse feretri racchiudenti amici morti: "Quelli sono della casa gotica sulla Riviera, ricordi com'era bella?" Apparivano pezzi informi, ma come egli ne raccoglieva qualcuno e lo illustrava subito vi si vedeva la perfezione di una foglia o la bellezza di un intreccio. era irato contro il destino: le bombe erano cadute la maggior parte sulle case più tipiche del medioevo trevigiano, sul museo, sulla cattedrale guastando gli affreschi del Pordenone, sulla Loggia dei Cavalieri, sul Palazzo dei Trecento, risparmiando invece pessimi edifici moderni attigui. La pioggia entrava attraverso il tetto squarciato, luccicavano gli ori terrosi dei frammenti di sedie del settecento e ripensavo al vecchio abate Luigi Bailo, preposto al museo, che anni addietro, prima di morire, mi disse profeticamente, mostrandomi quelle stesse bellezze da lui raccolte: "Sì, sì, ma Attila ritornerà a Treviso."
La città è distrutta dalle radici, deserta d'abitanti; le chiare acque che piacquero a Dante furono per lungo tempo torbide di detriti, ma questo folle di Dio non si è dato per vinto. Da quel giorno egli è tra le macerie delle case mirabili a raccogliere i frammenti e a contendere le travature istoriate ai ladri per farne fuoco. Su di una facciata, la sola parte rimasta intatta di una piccola casa, egli ha intravisto le orme delle bifore originarie e senza pensare alla casa che non esiste più ha riaperto le antiche finestre chiudendo le recenti. Ma, meraviglia maggiore, colpita e abbandonata una vecchia caserma, uno di quei tanti conventi confiscati durante le guerre napoleoniche, ha potuto finalmente penetrare nella chiesa, fino a poco tempo fa intoccabile perché adibita a deposito di vestiario militare, e scrostato l'intonaco ha scoperto stupendi affreschi di Tommaso da Modena, di Da Zevio e di pittori toscani del quattrocento. La sua ira fu pacificata: se tanto fu distrutto, qualcosa di insperato fu ritrovato.
La sua follia sta in questo: mentre tutto crolla, mentre tutti aggiungono distruzione a distruzione nel cieco impeto della forza scatenata senza un'idea, una fede, un sentimento, egli ha la sua idea di servire l'arte, la sua fede in essa, il suo sentimento d'amore per la città che fu bella e che vuole risollevare nella bellezza. Egli non pensa ad un domani in cui questa città può essere ancora attraversata dalla furia della guerra, egli raccoglie, ricompone, ricostruisce e riscopre le belle immagini che erano state ricoperte dalla cieca furia di altre guerre. Io lo so quello che sarà pronto a fare se il pericolo di demolire ancora gli si serrerà attorno; alto sul cumulo delle macerie, pallido, emaciato, gigantesco come sullo spalto della sua trincea carsica, egli sarà là a gridare: "Non toccate queste pietre." E preferirà morire piuttosto che abbandonarle. Ma che Dio lo protegga.
Giovanni Comisso Corriere della Sera
10 dicembre 1944

giovedì 11 novembre 2010

Solidarietà

MALTEMPO
SOLIDARIETA' AGLI ALLUVIONATI

È attivo il numero 45501 per la raccolta di donazioni da destinare agli alluvionati del Veneto, donazioni di 2 euro per ogni sms inviato e per ogni chiamata da rete fissa Telecom Italia. Tutto quanto sarà introitato per questo tramite confluirà nel fondo gestito dal commissariato per l'alluvione da me (Luca Zaia) diretto.

Attraverso un sms vuoto al 45501 i clienti Telecom/Tim, Vodafone, Wind e "3" possono versare 2 euro per contribuire alla raccolta di fondi per i danni provocati dall'alluvione. A tutti coloro che vorranno partecipare all'iniziativa garantisco (Luca Zaia) fin d'ora che il loro contributo sarà gestito con oculatezza e totale trasparenza, dando puntuale informazione sulle modalità d'utilizzo. Sarà un segnale di fraternità che apprezzeremo, certi come siamo che, quando in una casa c'è un problema così grave, ci si debba aspettare l'aiuto delle istituzioni, ma anche quello del vicino.

La Regione del Veneto ha anche istituito il conto corrente di solidarietà per le popolazioni alluvionate presso il proprio tesoriere Unicredit Banca Spa.
Chiunque lo desideri, può contribuire effettuando un versamento con le seguenti coordinate:

Intestazione:
"Regione Veneto - Emergenza Alluvione novembre 2010"
codice IBAN: IT 62 D 02008 02017 000101116078

mercoledì 10 novembre 2010

Vietato



Luogli sensibili, vietato fotografare.

La vita del fotografo è sempre più difficile, parlando di ambiente esterno (inteso come non da studio) e quindi del tipo di fotografia che più ci interessa.
Oltre alle più o meno logiche paure privacy/terroristiche che vietano di fotografare luoghi sensibili (anche supermercati . . . ) o persone riconoscibili senza consenso, tale divieto viene progressivamente esteso anche a tutti i luoghi d'arte e cultura di cui il nostro paese è ricco.
E' sempre più difficile trovare chiese o altri luoghi dove al (logico) divieto di fotografare con il flash si è sostituito un ben più ferreo (e meno logico) divieto assoluto di fotografare, arrivando al ridicolo paradosso scatenato da un misto alcuni anni fa con una legge (invero mai abolita) che tra le righe poteva addirittura vietare qualsiasi tipo di ripresa video/fotografica in qualsiasi ambiente pubblico . .  .  sembra che addirittura qualcuno (preso da evidente follia) sia arrivato a sequestrare le macchina fotografiche ai giapponesi in Piazza S. Marco a Venezia!

Dato che non esistono motivazioni logiche per impedire ad un fotoamatore di scattare delle foto ricordo del luogo che visita, magari giungendo da molto lontano, ovviamente vietandone l'uso commerciale, e prendendo in considerazione il progressivo aumento della "potenzialità" fotografica grazie alla diffusione della tecnologia digitale, viene spontaneo chiedersi il perché di tali divieti.

La risposta è semplice, motivazioni economiche.
Risposta che non può essere diversa analizzando due importanti fattori, in primis perché in molti luoghi richiedendo l'autorizzazione e pagando qualche centinaio di euro il permesso viene accordato e secondariamente perché di solito alla fine di un qualsiasi percorso museale o artistico/religioso esiste sempre un negozietto che vende le guide del luogo corredate di splendide fotografie.

E quindi?
E quindi ben poco si può fare visto che il divieto esiste e che inoltre è fatto rispettare da solerti custodi, chissà quanto costano allo stato.
Suggerimento, non comprare nulla in quei luoghi dove è vietato fotografare e addirittura non entrare dove si paga il biglietto a fronte di un divieto di fotografare.
Non serve a nulla? Io non credo e comunque mi fa stare bene con me stesso!

Norme e regole

venerdì 15 ottobre 2010

Lungo Sile


Lungo Sile Antonio Mattei
Tra le immagini che ho catturato con la mia camera lungo il Sile, oggi a Treviso, eccone una tra le più piacevoli. Due giovani impegnate a conversare, andando di buon passo con le carrozzine.
Un’immagine quasi rubata, ma per gioire. Mi hanno distratto dall’osservazione di quanto accadeva sulla superficie del fiume. Un percorso vicino a casa, gradevole con il sole. Incontrano cigni, anatre, gallinelle d’acqua, passanti semplicemente in transito, altre persone in sosta, a scoprire per quale ragione. Tre bancari con le mani ficcate in tasca, al rientro da una pausa caffè, un po’ lunga, ma pare discutano di argomenti professionali.
Un miscuglio tra natura e persone, perché il tragitto sia percorso in compagnia.

Mappa.